La storia del silenzio

la storia del silenzio

Quante cose ci dice il silenzio?
A volte può essere più pesante di un rumore assordante oppure portare con sé pensieri dolci o riflessioni profonde.

A me piacciono molto le persone che sanno stare in silenzio.
Che non si imbarazzano e che non sentono la necessità improvvisa di rompere rumorosamente un momento dorato con un discorso a caso: sul tempo o sull’ultimo pettegolezzo di corridoio.
Adoro immaginare e assaporare i pensieri degli altri quando stanno in silenzio accanto a me.
E adoro immaginare e creare nella mia testa storie e riflessioni sul tempo che sto vivendo.

Proprio in uno di quei momenti di rottura forzata, una volta mi sentii dire:
“Parla, non essere triste”, come a voler fare il parallelo tra silenziosità uguale tristezza.

Non condivido questo pensiero, mutuato forse dal fatto che in una stanza piena di bambini (l’essenza della felicità) è difficile trovare il silenzio.

Ma il silenzio invece è introspezione, è pace, è coraggio di rimanere da soli con il proprio io. Affrontare le proprie paure, i propri bisogni, è imparare ad essere empatici con il mondo.

Da quando sono mamma questi momenti sono sempre più rari, ma sto cercando in qualche modo di passare questo concetto anche a mio figlio.

Ed è successo per caso: una sera mi sono inventata una storia speciale.

La storia del silenzio

Al momento della nanna, alla fine della routine della lettura delle storie, da quella sera, si termina sempre con “la storia del silenzio“.
È stata una necessità quando nei famosi terrible two mio figlio la sera faticava ad addormentarsi e parlava, parlava, parlava e la sua voce lo teneva sempre più sveglio.

E così mi venne di dire: “Raccontiamo la storia del silenzio”.
“Che storia è mamma?” chiese lui.
Smettiamo di parlare e mettiamoci ad ascoltare che cosa il silenzio vuole dirci“.

All’inizio mio figlio era un po’ tra lo scocciato e l’incredulo, ma fortuna volle, che proprio negli attimi appena successivi a questa mia eslamazione, si udì, da un appartamento vicino al nostro, un fragoroso starnuto.

Mio figlio iniziò a ridere e io iniziai a raccontare una storia.
Questo starnuto era di un papà che per andare a recuperare suo figlio che era scivolato nel laghetto vicino casa, si era infradiciato tutto e aveva poi preso freddo, sviluppando in serata un forte raffreddore.

E a quel punto, volle sapere tutto: dell’uomo, del bambino, che cosa ci facevano al lago; avevano per caso preso dei pesci?

Questa storia lo divertì, ma al tempo stesso lo calmò, e una volta concluse tutte le domande, fu semplice provare a dire di nuovo: “Vogliamo raccontare ancora la storia del silenzio?

Chissà che racconti viaggiano nella testa di mio figlio quando le luci si spengono e inizia questa storia.

Io so solo però che vedo che si addormenta sereno.

E da allora, questa storia è sempre sul nostro comodino.

E voi, quale storia speciale avete sul vostro?

 
 


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3 Risposte a “La storia del silenzio”

  1. Davvero originale e tenera la vostra storia del silenzio 😉 Noi non abbiamo un routine fissa (con i primi 2 riuscivo alla grande, ma con 3 mi è risultato difficoltoso riuscire a mantenere una routine). In ogni caso la lettura serale non manca mai, i miei figli apprezzano moltissimo i libri e andrebbero avanti a leggerne anche un pò come scusa per non addormentarsi 😛

  2. Qui abbiamo superato i terrible two, ma sembra che siano un po’ terrible tutte le età.
    Bella storia, credo proprio che la userò. Il mio ha quattro anni e mezzo e non fa altro che parlare parlare parlare parlare…

  3. Non ho figli, quindi non posso dirti, ma la tua storia del silenzio è molto bella e concordo con te. Chi è capace di stare in silenzio sa stare bene con se stesso

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