Come gestire la rabbia dei bambini: 4 consigli. Più uno dal libro Che rabbia!

Avete presente i terrible two?
A detta degli esperti un necessario periodo di crescita per i nostri figli, che solitamente si manifesta intorno ai due anni e che a seconda dei bambini può perdurare anche negli anni della scuola materna.
In questo periodo i nostri angioletti si trasformano in mostri indomabili, mettendo a dura prova noi e tutte le nostre convinzioni.
Ha inizio per loro  la presa di coscienza del sè, rendendosi conto di non essere più un prolungamento dei genitori, ma una persona con una propria individualità.
E’ il momento dei primi NO, dei primi capricci e delle prime manifestazioni di rabbia.
Già, la rabbia!
Come gestirla nei più piccoli, senza farsi sopraffare a nostra volta dallo stesso sentimento?
Credo che chiunque sia passato attraverso questo tsunami di emozioni non possa dire che sia semplice.
Dopo una giornata di lavoro per i grandi e di asilo per i piccoli, siamo tutti troppo stanchi per non cadere nell’inevitabile vortice di emozioni negative.
Noi abbiamo provato varie strategie, alcune con buoni risultati, altre meno.
Ma sicuramenmte la cosa più importante che abbiamo capito è che è difficile stabilire delle regole precise. E soprattutto una che vada bene per tutti i bambini.
Credo che i genitori debbano sperimentare i loro metodi, consultandosi fra di loro e mantenendo entrambi una linea comune.
Fatte queste premesse, devo dire che, sulla base della mia esperienza, alcune nostre risposte alla rabbia sono riuscite meglio di altre a gestire il momento e superare la difficoltà:
1. Far parlare il bambino per aiutarlo ad esprimere ciò che gli brucia dentro e trasformare in parole le sue forti emozioni. 
Una possibilità da testare a mio avviso, ma il cui buon risultato dipende dall’età del bambino e dalla abitudine a parlare.
2. Utilizzare l’ironia buttandola sulla battuta, inscenando piccole gag un po’ buffe
In questo caso è necessario stare attenti a non sminuire la sua sofferenza, facendolo sentire ridicolo.
3. Reagire con indifferenza, lasciando che il momento passi da solo
Sentendo che la sua manifestazione non interessa i genitori, il bambino abbandonerà questa modalità.
4. Proporre la lettura di un libro
Provate ad esempio a prendere un libro (anche vostro, senza figure), sedetevi sul divano e iniziate a leggere senza coinvolgerlo. Questo lo renderà curioso e sposterà l’attenzione su altro, chiedendo molto probabilmente che leggiate qualcosa di adatto a lui.
Non posso negare che qualche volta è scappata anche una reazione rabbiosa, portando il tono e il volume della conversazione necessariamente sopra le righe.
E non c’è cosa che funziona peggio! Non si fa altro che alimentare la tensione, rendendo tutte le relazioni complicate e tese come corde di violino.
Ma c’è un altro metodo che vorrei suggerirvi e che per ora è quello che ha funzionato meglio.
Qualche tempo fa, proprio in un momento di rabbia di mio figlio, mi sono ricordata di un libro che nella nostra biblioteca è arrivato in versione bilingue (inglese-spagnolo) ma che nella versione italiana è edito da Babalibri e di cui potete leggere una mia recensione qui.
Si tratta di Che rabbia! scritto da Mireille d’Allancé – nella versione bilingue What a tantrum! Vaya rabieta edito da Editorial Corimbo.
Vedendomi con questo libro in mano, mio figlio ha abbandonato la sua posizione di sfida e si è avvicinato, cercando subito la pagina in cui Roberto mette la rabbia nella scatolina, e mi ha chiesto di leggerlo.
E’ un libro che si presta a molte attività laboratoriali, così dopo averlo letto una volta:
Vuoi costruire una scatolina blu come quella di Roberto? – ho detto spontaneamente.
Siiii! – ha detto lui e subito si è diretto a prendere i colori.
Abbiamo insieme scelto una piccola scatolina bianca e con il pennello abbiamo iniziato l’opera di pittura.
Nel frattempo con un programma di editing ho stampato tre pagine in versione bianco e nero del libro (quelle che ritengo avere delle illustrazioni più significative) e dopo abbiamo proseguito a colorare questi disegni imitando i colori del libro.
Questa attività lo ha calmato molto, riportando in casa una atmosfera serena che si è mantenuta tale anche nel seguito della giormata.
Ma non è finita lì, perchè questa scatolina blu ormai è una nostra amica, un mediatore d’eccezione nei momenti di tensione.
Quando necessario, è sufficiente chiedere al bambino di ritirarsi in camera sua con la scatolina affinchè possa metterci dentro tutta la sua rabbia. E la cosa funziona.
Dopo un po’ esce dalla camera con un bel sorriso sul volto e la scatolina in cui di solito ha inserito un piccolo oggetto che fa rumore. Se il momento sia utile a riflettere davvero o il tutto si trasformi solo in un gioco non saprei, ma sicuramente l’attenzione si sposta su altro, abbandonando l’ira, cattiva compagnia per chiunque.
E voi? Avete trovato altri metodi per affrontare la rabbia dei vostri figli?

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12 Risposte a “Come gestire la rabbia dei bambini: 4 consigli. Più uno dal libro Che rabbia!”

  1. Che bella idea la scatolina della rabbia. Mi hai dato la voglia di leggere il libro. Io non sono ancora arrivata ai terrible two ma siamo già nella fase dei no e delle piccole crisi di rabbia. In quei casi a me è molto utile ricordare che un bambino che sfoga la rabbia è un bambino sano, che reagisce a quelli che ritiene attentati alla sua libertà di scelta in formazione. Cerco di accoglierlo nell’emozione e di accogliere anche la mia, quando è troppo e faccio fatica…

    1. Grazie mille 🙂
      Sono felice ti sia piaciuta l’idea. E al di là di tutto, il libro è fantastico. Semplice, colorato, magnetico.
      Mi farebbe piacere avere anche una tua opinione sulla lettura quando lo avrai letto.
      Io ti aspetto 🙂

      A presto.
      Federica

  2. Questo post è davvero utile! L’idea della scatolina per imprigionare la rabbia poi mi sembra un modo creativo per concretizzare un’emozione. Io ho visto che nei momenti di pianto nervoso aiuta molto abbracciare il mio bambino e cercare di tranquillizzarlo. Ma non è sempre facile fare il genitore!

    1. È proprio vero Laura, non è per niente facile fare i genitori.
      Come infatti dico anche nel post, noi abbiamo provato mille modi per gestire le difficoltà e non tutti hanno portato i risultati sperati.
      Quello della scatola invece mi sembrava un’idea da condividere, perchè ha insieme molti aspetti. La lettura, la creatività, l’empatia…
      Ti ringrazio per il commento.
      A presto.

      Federica

  3. Ultimamente tra una supplenza e l’altra mi ritrovo a dover gestire dei bambini. Questo articolo mi è molto utile nel caso dovessi tornare nelle primarie o nelle materne!
    Gestire la rabbia dei bambini è tutto fuorché facile. Adotterò i tuoi consigli!

    1. Grazie mille per essere passata di qua 🙂
      Mi fa piacere che il mio consiglio possa esserti utile anche nel tuo lavoro.
      A presto!
      Federica

  4. E’ difficile affrontare la crescita dei propri figli, tra mille incertezze e momenti difficili da affrontare…ma essere mamma è la cosa più bella del mondo! Grazie per questi preziosi suggerimenti

    1. Ciao,
      conosco il tuo blog e apprezzo tantissimo quello che fai quotidianamente con i tuoi figli.
      Ricevere quindi questo commento da te è veramente un onore.
      Grazie e alla prossima!
      Federica

  5. Tanti buoni consigli. Io sono insegnante di sostegno e spesso mi trovo ad affrontare e dover gestire questi momenti di rabbia, anche con bambini ben più grandi! Il libro che tu citi l’ho usato spesso e devo dire che funziona. Sulle emozioni siamo fortunati ci sono davvero molto libri che ci aiutano e funzionano molto bene con i bambini!

    1. Grazie mille di essere passata a trovarmi.
      A presto.
      Federica

  6. grazie per i suggerimenti 🙂 sono una grande sostenitrice dell’importanza educativa dei libri quindi condivido in pieno quanto scrivi. I bambini hanno proprio bisogno di conoscere e dare un nome alle emozioni e i libri possono essere dei validi aiuti.

    1. Grazie per il tuo messaggio Marialetizia – ti chiami come mia sorella 🙂
      È vero, dentro ogni libro c’è un mondo da esplorare, e anche il tuo modo di viaggiare aiuta a farlo 🙂

      A presto,
      Federica

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