No kids! Una moda sempre più italiana

L’Italia non è un Paese per giovani.

Già, questo purtroppo lo sappiamo da tempo.
Ma arrivare a vedere sulla porta dei locali immagini che “vietano l’entrata con bambini al seguito è veramente costernante.
Si, perché se questa è una moda che stiamo ereditando dai civili Paesi del Nord Europa, è pur vero che questi ultimi forniscono “naturalmente” molti servizi a misura di bambino, tanto da meravigliarsi forse, di fronte a questi cartelli, ma consci di avere una serie di infinite possibilità altrove.
Tra l’altro, questo tipo di divieto è di solito rivolto indistintamente ai bambini minori di 12 anni, quando in questo range di anni c’è una grande varietà di età e di esigenze.
Vorrete dire che vi disturba anche un neonato che dorme tranquillamente nella sua carrozzina, mentre i genitori cercano di guadagnarsi quel meritato momento di relax?
E non mi verrete mica a dire che un bambino di 8-10 anni che scalpita al tavolo dei grandi dopo aver mangiato la sua pizza in tempo record, è da escludere semplicemente perché non si comporta come un adulto?
Fermo e restando sul concetto che portare al ristorante i bambini di tutte le età resta una responsabilità dei genitori che ovviamente dovrebbero occuparsene in primis, riprendendoli ed educandoli ad un corretto vivere civile, che cosa state vietando?
Mi rifiuto di pensare che solo la vista di un bambino possa infastidirvi.
E allora di che cosa vi lamentate? Della confusione? Delle urla? Dei pianti?
Mi è capitato più di volta di trovarmi in locali in cui era molto difficile avere una conversazione perché il volume di sottofondo delle chiacchiere dei presenti era troppo alto.
E questo anche senza bambini.
Allora cosa vogliamo fare, dopo i cani, i bambini e chissà chi altro, vietiamo anche l’ingresso agli adulti con volume di voce più alto di un determinato decibel?
Sarebbe bello avere in ogni locale un’area attrezzata per bambini di ogni età con personale dedicato, ma capisco che questo non possa essere realizzabile per tutti, anche per una questione di costi.
Vorrei dire però che basta poco.
Si, basta adibire lo spazio di un tavolo con carta e matite, e qualche costruzione. E per i più grandi, qualche libro. Vedrete che altri piccoli accorgimenti saranno i bambini stessi a suggerirveli con le loro innocenti richieste e meraviglie.
E cosa dire dei genitori? Spesso sono pieni di risorse e virtù nascoste. E nell’ambiente adatto potranno scoprirsi degli intrattenitori speciali!
Per concludere lancio un’idea ai cosiddetti “Ristoratori No Kids”.
Perché non allestire un punto “Book Crossingper bambini ed adolescenti?
Una attrazione a costo zero, che allieterà quei bambini che già sono abituati a leggere e incuriosirà chi invece non usa farlo.
Se garantirete un posto a loro dedicato non si sentiranno più esclusi dal mondo degli adulti e sono convinta che in una comitiva di bambini sarà facile trovare quello che, magari un po’ più grande, inizierà a leggere anche per i più piccoli.
La lettura induce la calma aumentando i tempi di attenzione. E vedrete che la serata passerà in tranquilla serenità.
E voi che cosa ne pensate?
Vi siete mai trovati di fronte ad uno di questi cartelli?
E come avete reagito?
Raccontatemelo nei commenti.

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14 Risposte a “No kids! Una moda sempre più italiana”

  1. Ciao Federica, non mi è mai capitato di imbattermi in un ristorante “no kids” ma come consulente di viaggio mi sono stati richiesti hotel “only adults” e sono molto più numerosi all’estero che in Italia. Personalmente non ho figli ma sono “zia” di tanti figli di amiche di cui sono letteralmente innamorata e con cui vado sempre a cena volentieri ma penso ci vorrebbe un po’ di attenzione da tutte le parti. Lavorando per tanti anni in attività commerciali mi sono ritrovata a dover rincorrere bambini per il negozio o che si erano infilati nei magazzini senza che i genitori si preoccupassero minimamente. Penso che sia giusto che ci siano locali adatti ai bambini con angoli dedicati a loro come suggerisci tu ma anche un locale no kids può essere una scelta commerciale. Perché non è sempre detto che il neonato dorma tranquillo in carrozzina. E ognuno può scegliere il locale che crede in base alle proprie esigenze.

    1. Ciao Monica, grazie per il tuo commento.
      Comprendo molto bene il fastidio che possono dare i bambini quando non sono propriamente degli agnellini 🙂
      E come dicevo anche io nell’articolo, credo che la prima responsabilità di come si comportano i bambini sia dei genitori.
      I piccoli di solito non hanno grandi colpe.
      Vedere però questi cartelli mi fa una sensazione un po’ strana.
      Tranne casi molto importanti in cui è necessario vietare, di solito io prediligo la modalità della naturale evoluzione delle cose.
      Ad esempio un ristorante con apparecchiature chic, mille posate e bicchieri di cristallo, non penso sia un locale che possa mai diventare family friendly.
      E questi non hanno secondo me bisogno di mettere questo cartello alla porta. Perchè credo che nessun genitore con un minimo di sensibilità porterebbe mai un bambino in un locale del genere.
      Diciamo quindi che preferirei cartelli con scritto “Kids allowed”, dove possibile:)
      E dove non è possibile saranno i genitori ad autoselezionarsi 🙂
      Almeno questa è la mia speranza.

  2. Per fortuna ancora non ci sono capitate situazioni in cui apertamente è stato manifestato un “no kids allowed”. Il motivo per cui in Italia si fanno meno figli e sulla poca tolleranza, è un argomento molto spinoso. Noi ne abbiamo 3 (2,6 e 7 anni) e spesso quando siamo al ristorante e li vedono mangiare tranquilli seduti al tavolo oppure ad attendere il loro piatto leggendo un libro, destano curiosità, quasi sospetto. Ovvio che non è sempre così, in ogni caso penso che i bambini devono cercare di adattarsi anche alle varie situazioni della vita senza dover per forza trovarsi in location ad hoc o kids friendly. Bisogna che il genitore investa tempo nell’insegnare che ci si può intrattenere anche giocando a carte o semplicemente parlando o disegnando.

  3. Io sono un po’ dall’altra parte, non ho figli!
    E sinceramente certe volte quel cartello l’avrei voluto.
    La colpa è di alcuni genitori che pensano che lasciar gridare il loro pargolo come un gallo per tutta la sera sia una soluzione.
    Io penso che ci vuole rispetto anche per le persone che sono uscite per rilassarsi .Probabilmente si arriva a questi cartelli anche per questo motivo.
    Purtroppo poi ci rimette anche chi ha bimbi educati!

  4. Premetto che ho un figlio, ma vorrei dire che non sono scandalizzata quando vedo il cartello no kids in un locale. Semplicemente, quando mi è successo in passato (ora mio figlio è grande) non entravo nel locale e ne sceglievo un altro.
    Anzi, a volte ne ho pure approfittato, felice di poter andare a farmi una cenetta al lume di candela con la certezza che non avrei sentito piangere un bambino nel tavolo accanto.
    Per carità, niente contro i bambini. Non è colpa loro se piangono. Loro fanno i bambini ed è un loro diritto. Lo so benissimo e mi ricordo molto bene le volte che ho colorato i libri con mio figlio per farlo mangiare e stare seduto al tavolo di un ristorante.
    Devo dire che i locali no kids spesso e volentieri sono locali business dove gli adulti passano il tempo lavorando, discorrendo di affari, bevendo drink e aspettano ore tra una portata e l’altra senza lamentarsi perchè magari stanno concludendo un affare e quel tempo vale denaro. Se quello è il target scelto dal ristorante, credo che faccia bene a non volere bambini, non trovi? Se li accettasse scontenterebbe tutti i clienti: gli adulti che vogliono stare tranquilli e i genitori dei bambini perchè dovrebbero accettare tempi biblici e poca disponibilità a modificare le abitudini del locale.
    Per fortuna non siamo in un Paese con 3 ristoranti in croce. Anzi, direi che viviamo in un Paese che ha 3 ristoranti a via. C’è posto per tutti.

  5. veramente??? esistono questi cartelli appesi fuori dai locali? questa indipendentemente da chi l’abbiamo copiata è inciviltà pura. il mio bambino più piccolo ha 20 anni per cui abbondantemente fuori dall’età del divieto, ma se vedo un cartellino simile in un locale io lo BOiCOTTO anche se non ho figli picoli

  6. A me danno fastidio anche I club con la tessera obbligatoria, ti dico tutto. 🙂

  7. Non ho mai visto questi cartelli nè nei ristoranti nè in altri posti. In Australia non ci sarebbero di certo, qui tutto è a misura di bimbo, dagli ospedali per soli bambini, ai cibi e alle moltitudini di parchi gioco che si trovano ovunque e che sono dedicati proprio al “nostro futuro”! Cmq leggevo poco tempo fa che l’italia è il secondo paese più vecchio al mondo, dopo il Giappone.

  8. Noi non abbiamo figli, ma trovo assurdo che alcuni ristoranti non accettino i bambini! Credo che se un bambino si comporti male, in un locale pubblico la responsabilità non sia del bambino,vivace o meno che sia, ma di molti genitori che non sanno educare i propri figli.

  9. Sono mamma di un bimbo di 3 anni e devo dire che molte volte la maleducazione è dei genitori che lasciano i bimbi fare quello che vogliono e dove vogliono senza minimamente preoccuparsene. A volte danno fastidio anche a me che sono mamma, quindi capisco l’esigenza di quei cartelli in alcuni locali. È semplicemente l’esigenza di dare ai propri clienti un’ambiente rilassante e romantico senza dover per forza avere dei bambini vicino che piangono tutta la serata. Penso siano locali un pó più chic , ecco tutto! Come per ogni cosa però, bisogna essere moderati e non urtare la sensibilità delle persone.

  10. A me non è mai capitato ed ovviamente non sono assolutamente d’accordo. Ora mia figlia è grande ma l’ ho sempre portata ovunque e per ovunque intendo anche in giro per il mondo sebbene fosse molto piccola. Purtroppo vedo molti adulti maleducati e ci sarebbe da vietare a loro l ingresso in certi luoghi, e queste persone non possono insegnare l educazione ai loro figli purtroppo.

  11. Noi non abbiamo bambini ma a volte abbiamo assistito a scene raccapriccianti in luoghi pubblici e in luoghi aperti al pubblico. Ovviamente è difficile stabilire dall’esterno se la responsabilità possa essere tutta del genitore o del bambino o in che percentuale sia dell’uno o dell’altro. In ogni caso credo che debba essere il genitore a scegliere dove può portare il bambino e dove magari è meglio di no, nell’interesse del bimbo.

  12. Per fortuna non mi è mai capitato di incontrare ristoranti dove non facessero entrare i miei bambini,è anche vero che con loro non frequento posti gourmet o da fighetti …con loro sempre posti più tranquilli,ma per fortuna sono riuscita ad educarli e li ho abituati ad uscire e sanno comportarsi …ma il problema non sono i bimbi,a volte fanno più casino gli adulti e a loro è tutto concesso,perché?

  13. Assurdo. Ristorante “No Kids”. Sono l’Italia. Si, ok, i bambini si possono lasciare a casa, con la nonna, con la babysitter, però perché non ho “diritto” a portare mio figlio al ristorante? A parte questo, in generale, mi sto accorgendo, l’Italia non è un paese per giovani. Continuano ad alzare l’età pensionabile e i giovani non trovano lavoro, tranne lavoretti saltuari e nei weekend, lavori stagionali anche sottopagati, o addirittura stage o esperienze lavorative a titolo gratuito. Mi viene da piangere

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