smilie-495999_1920-2
Educazione, Riflessioni di mamma, Scuola

Quale educazione per i nostri figli? Metodo premiante o punitivo?

Di metodi educativi per i nostri figli ce ne sono tanti.
Si parte con il metodo Montessori, Steineriano fino a quello Reggio Emilia, in voga in questi ultimi tempi.
Anche noi abbiamo navigato alla ricerca dei migliori nidi prima e scuole dell’infanzia poi, per poter dare il meglio a nostro figlio, cercando qualche elemento “sentinella” che potesse dirci qualcosa di più sul posto.
In questo articolo elenco alcuni punti da valutare nella scelta di un
asilo nido, ma l’aspetto educativo è ancora un’altra cosa.
Pur sentendoci molto vicini allo stile Montessoriano, io e il mio compagno più che ad uno specifico metodo, abbiamo sempre dato la priorità alle persone.
Che cosa mi sta dicendo questa tata, oltre le parole?
Adesso che mio figlio è più grande e in qualche situazione manifesta momenti di scontro/confronto con noi o altri bambini, sto valutando un po’ di più l’aspetto pedagogico.
Come gestiscono i momenti di crisi le maestre che tutto il giorno si occupano di lui? Utilizzano un metodo punitivo oppure premiante?
Mio figlio ha frequentato per un po’ di tempo una scuola in cui, a nostra insaputa, veniva applicato il metodo punitivo. Quando un bambino faceva qualcosa di sgradito veniva messo in disparte per un po’ chiedendogli di riflettere su ciò che aveva fatto.
Totalmente quindi in contrasto rispetto alla nostra modalità “casalinga”, dove cerchiamo sempre di accompagnare il bambino nella fase difficile di comprensione dell'”errore” commesso.
Non so se è da imputare a questo metodo, ma mio figlio andava mal volentieri a quella scuola e la mattina era per tutti una gran fatica uscire di casa.
Ad ogni modo sia per questo motivo che per questioni logistiche abbiamo scelto di cambiare struttura e adesso possiamo dire di essere davvero contenti.
Adesso lo vedo sereno.
La mattina si sveglia volentieri e chiede di andare a scuola.
Nei giorni di festa chiede sempre di segnare sul calendario quando sarà il giorno in cui potrà rientrare.
Questo per me è il test migliore che possa esistere.
Sono i bambini con il loro comportamento che ci dicono se stiamo andando nella giusta direzione.
Le fasi di crescita non sono per tutti uguali e allo stesso modo non tutti gli stili educativi sono per tutti validi nella stessa maniera.
In questa nuova scuola si utilizza il metodo premiante.
Fai una buona azione? Smile sorridente sul maglioncino.
Aiuti la maestra a mettere a posto i giochi? Ti meriti un bello Smile.
Canti bene? Ecco uno Smile per te!
Ti arrabbi o rubi un gioco da un compagno? Eh, no. Questo non va bene. Si parla, si cerca di capire perché, ma nessuna punizione viene applicata.
E non ci sono nemmeno gli sticker “arrabbiati”!So che il metodo anglosassone usa molto questo metodo con l’aggiunta però di una sorta di scheda a punti (tipo quella del supermercato).
Ogni volta che un bambino fa una buona azione, viene attaccato su una scheda uno smile. Al completamento della scheda può avere un premio, di solito scelto dal bambino.
Io sono cresciuta con l’idea che “a scuola dovevo essere brava e fare sempre tutti i compiti” perchè era la cosa giusta da fare, non perché poi avrei avuto un premio da mamma e papà.
Non ho mai ricevuto un regalo perché avevo portato a casa un bel voto, e non ne ho nemmeno mai sentito la mancanza, nonostante vedessi che alcune volte altri genitori invece premiavano il proprio figlio.
Ma anche oggi, da adulta, ritengo che sia effettivamente giusto così.
E’ necessario far capire al bambino che cosa c’è dietro un comportamento corretto o meno, e non indurlo a fare bene solo per ottenere un premio.

Non vorrei però nemmeno demonizzare troppo questo metodo perché so quanto valga “l’abitudine” nell’educazione.
Il ripetere azioni, anche se fatte per il proprio tornaconto, aiuta a far prendere confidenza con quel modo di operare che alla fine entra nelle nostre abitudini.
Il metodo utilizzato dalla scuola di mio figlio è una rivisitazione di quello anglosassone, nel senso che non c’è scheda a punti, ma il regalo o il premio è lo sticker stesso.
In questo senso è fondamentale il ruolo dei genitori che devono esere pronti ad avvalorare il significato di quello sticker, mostrandosi soddisfatti ed orgogliosi del bambino. Chiedendogli inoltre di farsi raccontare in cosa è stato bravo al punto da meritarsi uno smile. Tutto questo aumenterà la fiducia in sé stesso, farà ripercorrere il buon momento vissuto in classe fissandolo nella memoria e lo farà sentire orgoglioso.
Noi per adesso abbiamo deciso di attaccare i bollini ricevuti sulla porta della camerina, in modo da averli sempre sott’occhio, con l’idea di realizzarci poi qualcosa a fine anno.
E con che orgoglio varca la porta della sua camera!
Stamani, appena sveglio, si è preoccupato di chiedermi se mi ero ricordata di attaccare alla sua porta lo smile che ha guadagnato ieri.
E se li avevo contati…
Adesso vado subito, non vorrei farmi trovare impreparata quando me lo richiede.
E nelle scuole dei vostri figli che tipo di educazione applicano?
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

About Author

Federica

Sono Federica e nel blog mi occupo di tematiche per bambini, ma soprattutto propongo modalità di interazione con i più piccoli attraverso la lettura.
Amo i libri e tutti i mondi lì racchiusi. Dentro le loro pagine trovo soluzioni e idee quasi per tutto.
Co-fondatrice e coordinatrice di un book club (https://www.facebook.com/illumilibro/) che si riunisce da ben 9 anni, sono mamma di un bambino di 5 anni e uno di poco più di un anno.
La mia libreria adesso consta di un notevole numero di libri per bambini. Sul blog potete leggere le mie recensioni e tanti altri spunti sul mestiere di mamma.

4 Comments

  1. A scuola dei miei figli, come nel mio nido, si usa il metodo del time out: mettiamo il bambino a pensare per un minuto per anno di età, Poi ci si confronta su quanto accaduto.

    Non sono molto convinta del metodo dei premi da usare sempre, ma ci rifletterò. Magari potrebbe aiutarmi a risolvere qualche conflitto con il mio bambino grande…

  2. Definire un tempo limite per anno di età e riparlarne tutti insieme è sicuramente un metodo che mette comunque al centro il bambino e lo accompagna nel difficile processo di gestione dei conflitti.
    Quello che io non condivido affatto sono i metodi meramente punitivi.

    Come ho scritto nel post comunque, anche io ero scettica sul sistema a premi. Ma una cosa soft, così come viene fatta alla scuola di mio figlio, dove il premio è l'atto di ricevere lo smile, posso assicurarti che per ora sta funzionando. Mio figlio è orgoglioso della sua collezione di stickers e questo lo rende più sicuro di sé.

  3. Mio figlio va da poco a una nuova materna, ma purtroppo, rispetto al nido dove eravamo praticamente "di casa" e c'era molta comunicazione maestri-genitori, stavolta sento molta diffidenza da parte delle maestre, che comunque mi sembrano buone. Insomma, sarà che siamo lì da poco più di due mesi (di cui 3 settimane passate a casa per lo streptococco…..), sarà che dobbiamo ancora imparare a conoscerci reciprocamente, non sono riuscita ancora a capire come gestiscano mio figlio e gli altri bambini. Devo ancora capirlo e, purtroppo, quando faccio una domanda di troppo mi trattano come la classica mamma rompiscatole, quando ho già spiegato loro che vorrei solo allineare il metodo di educazione della famiglia e di scuola, come abbiamo fatto durante il nido. Per noi è stato meraviglioso confrontarci con i maestri e decidere di comune accordo come comportarci. Vedevo davvero l'amore e l'attenzione delle maestre per il mio piccolo, che stava attraversando i classici "terrible two". Volevamo comportarci in modo coerente a casa e a scuola e, all'epoca, abbiamo scelto in entrambi i casi il metodo "premiante", ma più che altro cercando di capire cosa potesse funzionare con lui. Ultimamente ho iniziato a usare semplicemente delle stelline da attaccare su un cartellone quando compie una buona azione. A lui piace, ma sto cercando di capire, perché ho il sospetto che per lui sia importante solo attaccare la stella, senza capire i motivi. Quando sbaglia, ad esempio, ora piange e mi strilla solo: "Ora non mi attacchi più le stelle?!??!", disperato. Poi con calma gli spiego dove ha sbagliato, ma vedo che lui rimane "ancorato" al discorso stella/non stella (che è un po' il concetto degli stickers). Grazie per lo spunto di riflessione 🙂

  4. Certo, sarebbe sempre auspicabile avere il supporto delle maestre e poter decidere insieme una linea comune, in modo da non destabilizzare i bambini in seguito a comportamenti contrastanti.
    Così su due piedi mi viene in mente di suggerirti di far tentare un approccio dal bambino.
    Mi spiego meglio.
    Se le maestre non sono tanto disponibili a parlare con voi genitori, fate parlare il bambino nel modo in cui sa farlo:
    Un disegno, un manufatto che fa a casa con voi.
    Chiedigli di fare un disegno per le maestre, magari descrivendo qualcosa che ha fatto con voi, digli di donarlo alle maestre e stiamo a vedere che cosa succede.
    Magari niente, ma ritengo che possa essere un metodo per cercare e creare una relazione.
    Per quanto riguarda le stelline è probabile che sia solo un gioco come dici, ma è ad ogni modo una abitudine che può iniziare a prendere ed entrerà nel suo modo di fare.
    Se va anche a te, mi piacerebbe sapere come prosegue, e parlare e scambiarci opinioni.

    A presto spero!
    Federica 🙂

Leave a Reply

Required fields are marked*