baby-84627_1280-2
Riflessioni di mamma

Mamme e lavoro, una storia. #workingmom #StorMoms.

Mamma, mi racconti una storia?
Che storia vuoi sentire oggi?
Voglio quella di …. quella di …quella di… Paw Patrol!
Non è possibile, ogni volta che mi chiede una storia, vuole sempre metterci nel mezzo i Paw Patrol.
Che poi io nemmeno li conosco questi Paw Patrol! E lui li ha visti solo una volta insieme al papà.
Ho delegato questo tipo di attività al papà, io proprio non posso farcela a guardare questi cartoni 😃
Questo era scritto sul nostro contratto virtuale quando abbiamo deciso di diventare genitori.
Se fosse nato un maschio, il papà lo avrebbe seguito nella visione dei cartoni da maschi. Se fosse stata femmina, io nella visione delle Winx.
Ma quello che non c’era scritto, è che tutto il resto sarebbe stato molto faticoso.
O forse era scritto nelle clausole, quelle scritte in carattere piccolossimo in fondo alla pagina.
Insomma, io non le ho lette.
E la fatica non è l’essere mamma, perché quello è un lavoro buono. Ma tutto il resto, compreso cercare di mantenere una propria dignità sociale e lavorativa dopo e durante la gravidanza.

 

No, oggi non ti racconto la storia di Paw Patrol, ma quella di una mamma e dei suoi sogni.

 

C’era una volta una bambina molto curiosa a cui piaceva studiare, leggere e scrivere ed imparare tante cose belle. Era brava a scuola e avendo avuto la fortuna di nascere in una famiglia emancipata per quegli anni, i suoi genitori accettarono la sua richiesta di frequentare anche l’Università. Avrebbe voluto fare l’astronauta da grande. O forse era solo un sogno molto grande per provare a fare tante belle cose.
E infatti astronauta non diventò, ma sognando i pianeti e il mistero che sta dietro a tutti i grandi processi su questa Terra, riuscì a trovare un settore di specializzazione moderno e affascinante in cui trovò realizzazione.
Fino al giorno in cui arrivò anche il Principe Azzurro e con lui una bella cicogna, piena di gioia, amore e serenità.
Dopo qualche tempo questa bambina, che nel frattempo era diventata mamma, sentì l’esigenza di tornare ad essere quella persona curiosa, studiosa e interessata che era prima.
Sapeva di essere ancora di più, di poter dare di più, perché adesso avere un posto nella società non era solo per il proprio orgoglio personale, ma anche per fare qualcosa per qualcun’altro di piccolo e meraviglioso.
Sapeva di essere fortunata, perché nel suo caso, nel suo campo, era possibile lavorare anche da casa, fare quello che si chiama Telelavoro.
Molto usato in molti Paesi ad alta produttività, un po’ meno nel Paese in cui viveva questa mamma.
Lei non si arrese, la sua forza stava tutta nell’essere una mamma che vuole lavorare a tutti i costi e così intraprese l’iter per richiedere questa modalità lavorativa.
Studiò, si informò sulle leggi e i regolamenti del caso, scrisse un progetto che presentò alla sua amministrazione dopo l’approvazione del suo Responsabile diretto, un uomo, che accettò di buon grado.
Ma anche lui dovette a sua volta chiedere il permesso al suo Capo, una donna, che dopo varie richieste non risposte, facendo passare tempo prezioso, esordì con un bel NO.
Non conoscendo le motivazioni di questo no, alla mamma della nostra storia, non restò altro che continuare a viaggiare 200 km al giorno per recarsi a lavoro, lasciando il suo bambino nelle mani seppur amorevoli delle tate del nido, e riportando a casa un po’ di amarezza e tanta stanchezza.
La più grande burla in tutto questo è che proprio una donna non abbia permesso ad un’altra donna di fare bene e forse anche meglio il proprio lavoro, avendo la possibilità di conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia.
Ma questo ce la dice lunga su quanto sia difficile che le cose cambino, quando sono le stesse donne, a volte, a remare contro.
Comunque, il lieto fine c’é.
E sapete dov è?
Il lieto fine sta nel fatto che questa mamma, pur con tanto sacrificio, non ha rinunciato a fare la cosa più bella che ci possa essere e la più importante:
provare a crescere un figlio per un domani più ricco e migliore, non un gioco per sé ma un regalo per la società.
E quando la sua goccia nell’oceano riuscirà ad unirsi ad altre gocce, altre persone, altre donne, magari con ruoli di responsabilità, si potrà iniziare a vedere le cose da altre prospettive e tutti, non solo la mamma della storia, saranno più felici.
Io voglio crederci.
Questo post partecipa al tema del mese delle StorMoms: “Mamme e lavoro, la storia vera”  con gli hashtags: #workingmom e #StorMoms.
 
Se vuoi partecipare anche tu, scrivi un post su questo tema e seguici sulla pagina Facebook delle StorMoms.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

About Author

Federica

Sono Federica e nel blog mi occupo di tematiche per bambini, ma soprattutto propongo modalità di interazione con i più piccoli attraverso la lettura.
Amo i libri e tutti i mondi lì racchiusi. Dentro le loro pagine trovo soluzioni e idee quasi per tutto.
Co-fondatrice e coordinatrice di un book club (https://www.facebook.com/illumilibro/) che si riunisce da ben 9 anni, sono mamma di un bambino di 5 anni e uno di poco più di un anno.
La mia libreria adesso consta di un notevole numero di libri per bambini. Sul blog potete leggere le mie recensioni e tanti altri spunti sul mestiere di mamma.

3 Comments

  1. Che storia triste ed insieme bellissima!
    Triste perché viviamo in una società che non si preoccupa dell'infanzia, bellissima perché parla di speranza.
    Spero che in futuro anche il nostro paese tuteli mamme lavoratrici e bambini…

    1. E' proprio il messaggio di speranza che volevo arrivasse.
      L'importante non è sempre raggiungere ciòche si vuole, ma smuovere le acque in modo che qualcuno dopo di noi possa non trovarsi nella stessa situazione.
      Tra l'altro questo è un tema molto importante credo non solo per le mamme, ma per tutte quelle persone che sono impossibilitate per qualche motivo a recarsi sui luoghi di lavoro, ma che sono abilissimi al lavoro. Pensiamo ad esempio ad una disabilità o in questa società sempre più vecchia, persone che devono accudire genitori anziani.
      Non per tutti i lavori è indicato, ma per quelli per cui è possibile sarebbe auspicabile raggiungere questo traguardo.
      Grazie Silvia per il tuo commento.
      A presto!

  2. Quando si parla di lavoro, è sempre utile trasmettere il messaggio delle donne che possono unirsi ad altre donne per migliorare la situazione, invece di farsi spesso la guerra come spesso succede. Io per prima sono stata lasciata a casa, alla 38esima settimana di gravidanza, dopo non aver perso neanche un giorno di lavoro nonostante le nausee e nonostante un contratto che MANCAVA (ma che sarebbe dovuto arrivare, stando alle loro promesse…) DA UNA DONNA. Che ai clienti disse, davanti a me: "La prossima volta prendo un uomo". E chissà, magari a quell'uomo il contratto glielo avrebbe fatto, se non fosse che una giustizia c'è al mondo, forse, e poi la società ha chiuso. Tutto questo per dire che si parla tanto di parità dei diritti, ma poi a volte sono le donne le prime a minare la serenità altrui. Comunque il telelavoro è una salvezza, è assurdo che non venga ancora capito: ci si comporta come se si avesse a che fare con lavative, invece spesso sono proprio le madri le prime ad essere motivate a lavorare al meglio, da casa, pur di far rientrare tutto nell'organizzazione della giornata. Per lo meno io, da quando sono madre, ottimizzo i tempi meglio di prima. Senza contare il risparmio per tutti…mah! Grazie per aver condiviso la tua esperienza, mi dispiace aver perso questo giro di StorMoms (sempre molto interessanti, gli spunti!)

Leave a Reply

Required fields are marked*